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Titolo: Paradox
Autore: [livejournal.com profile] realising_klaus
Fandom: Film > Thor
Personaggi/pairing: Loki Laufeyson, Sif; Loki/Sif, accenni Thor/Sif
Rating: arancione
Warning: lime, one-shot
Word count: 3442
Disclaimer: i personaggi non mi appartengono, è tutto della Marvel e/o della mitologia norrena, non ci guadagno niente ma vorrei tanto avere un Loki.
Note (se ci sono): uh, no, per una volta. XD A parte che si rifà al mito norreno secondo cui Sif aveva i capelli biondi più belli dei nove reami, capelli di cui Thor era perdutamente innamorato, e Loki glieli tagliò con la magia - per evitare che ricrescessero #capitanovvio - per dispetto nei confronti del fratellastro (LOKI'D!).




Paradox


Sif non aveva mai apprezzato particolarmente le feste.

Non era il genere di donna che amasse curare il proprio aspetto nella speranza di affascinare un valoroso cavaliere; al contrario, a detta di Thor era molto più valorosa di tanti asgardiani.

Le altre ragazze l’avevano bollata come strana e parlottavano di lei tra loro, alle sue spalle; d’altra parte, lei stessa si trovava a disagio in loro presenza e preferiva rifuggirla, sebbene fosse sconveniente per una donna frequentare soltanto uomini. I cavalieri di Asgard avevano tuttavia visto la sua grande abilità in battaglia e la trattavano alla stregua di un loro commilitone maschio.

Più di uno le si era proposto – Thor stesso l’aveva invitata a ballare diverse volte – ma Sif non aveva mai concesso a nessuno niente di più di un’amicizia, tanto che tra le Ӕsir era stata sgradevolmente ribattezzata “l’uomo di ghiaccio”.

Sif non sopportava quel soprannome, che lasciava a intendere che le altre asgardiane la ritenevano senza cuore; sapeva di averne uno, non avrebbe potuto dubitarne mai, non quando lo sentiva battere con violenza contro le costole ogni volta che combatteva e spingeva la propria vita sull’orlo di un precipizio, al contrario di quelle giovani, il cui maggior cruccio era quale veste indossare per colpire l’ammiratore prediletto.

Nessuna di loro avrebbe mai potuto capire, così come nemmeno Thor avrebbe mai potuto capire perché si ostinasse a rifiutare l’erede al trono di Odino.

Sif appoggiò la spalla a una delle colonne del palazzo reale con un sospiro. Il suo sguardo vagava assente sugli altri presenti nella sala dei festeggiamenti, impegnati a ballare oppure a gozzovigliare, le sue labbra dischiuse esalarono un sospiro annoiato.

Non era colpa di quelle ragazze se non comprendevano che cosa significasse essere una guerriera nello spirito e non essere ritenuta adatta a quel ruolo, e non era colpa di Thor se non comprendeva che, per quanto potesse essergli affezionata, non avrebbe mai potuto amarlo; non esistevano colpe, solo un peso sulle sue spalle. Il peso dell’incomprensione.

«Vino, lady Sif?»

D’istinto, la donna scattò di lato, lontana dalla colonna, e si voltò a fronteggiare colui che era riuscito a coglierla alla sprovvista, salvo poi rilassarsi, almeno in parte, nello scoprire che si trattava di Loki.

L’unico che fosse capace di sorprenderla, l’unico di cui Sif non era in grado di intuire le intenzioni, l’unico che era lei a non poter capire.

«Loki». Si sforzò di sorridergli e prese dalla sua mano tesa il calice d’oro che le veniva offerto, ma non riuscì a trattenersi dal sondarne il contenuto con un’occhiata sospettosa prima di berne un sorso. Gli inganni del principe più giovane, dopotutto, erano ben noti. «Non ti ho sentito arrivare».

Nonostante gli scherzi di Loki non si fossero mai rivelati mortali e lui avesse preso parte a ogni loro battaglia con estrema, irreprensibile fedeltà alla corona, Sif non era mai stata capace di apprezzarlo davvero. C’era qualcosa in lui da cui non poteva che ritrarsi, qualcosa che, come una voragine oscura, la risucchiava e allontanava a un tempo.

Tollerava la sua presenza per amore di Thor e perché rimaneva pur sempre un valoroso principe di Asgard, il cui potere si era rivelato più di una volta decisivo per la loro vittoria, ma non aveva mai osato conoscerlo troppo a fondo.

Non dubitava che Loki fosse troppo acuto per non essersene reso conto ormai da tempo, ma entrambi avevano sempre recitato con cura i loro ruoli di amici e commilitoni.

Il principe non rispose al suo commento, ma ricambiò il sorriso quando la vide bere. «Per certi versi ci somigliamo» osservò in tono neutro, rigirandosi tra le lunghe dita un secondo calice che aveva portato per sé. «Come te, io stesso non riesco ad apprezzare questo genere di festeggiamenti che, al contrario, piacciono tanto a Thor».

Per la verità era raro che Loki prendesse parte attivamente alle celebrazioni; di solito, sedeva accanto al fratello, come gli spettava in quanto principe, alla lunga tavolata adibita alla cena, ma non parlava mai, se non con Thor e soltanto perché era stato lui a interpellarlo per primo. Il suo atteggiamento freddo avrebbe potuto smorzare gli animi, non fosse stato che ormai gli asgardiani erano tanto abituati da non farvi più caso.

Sif stessa si sorprendeva che lui le avesse rivolto la parola, quella sera.

Prima che potesse replicare alcunché, il principe alzò il calice verso di lei, come a voler mimare un brindisi, e riprese: «Mi concedi un ballo, lady Sif?»

La donna batté ripetutamente le palpebre, stupefatta. Di tutti coloro da cui avrebbe potuto ricevere un simile invito, Loki era l’ultimo da cui se lo sarebbe aspettata. Non capiva cosa potesse volere da lei, perché avesse scelto quella, tra le tante occasioni che gli si erano presentate, né tantomeno cosa credesse di sentirsi rispondere. Non capiva e desiderava disperatamente riuscirci.

Strinse il calice con ambo le mani all’altezza della vita e valutò con cautela come replicare. «Sono certa che tu sappia che non mi piace ballare» gli fece notare, scandì con grande cura ogni sillaba. «Non ho mai accettato di farlo nemmeno con Thor, il mio principe, più caro amico e più degno compagno di battaglia».

«Lo so». Lui respinse l’argomentazione con un elegante movimento della mano e si fece avanti di un passo. Il calice si era dissolto tra le sue dita e poco dopo anche quelle di Sif persero la presa e si serrarono sull’aria. «Ciononostante, insisto. Uno soltanto, per commemorare la gloriosa vittoria ottenuta quest’oggi».

Sebbene fosse consapevole che si trovavano troppo distanti dalla folla festante perché facesse caso a loro, Sif si voltò ugualmente e scoprì che Thor li guardava.

Quando i loro occhi si incrociarono, la donna lo vide annuire e sorridere, incoraggiante, con un tuffo al cuore. Si stava facendo da parte, malgrado il palese interesse nei suoi confronti, in favore del fratello, che, al contrario, non aveva mai avvicinato nessuno, e lei non poteva rifiutare, perché Thor stava sacrificando i propri sentimenti sull’altare del suo affetto per Loki.

«Molto bene. Alla vittoria, dunque». Mosse a sua volta un passo verso il principe e lasciò che lui la prendesse per la vita e stringesse una sua mano nella propria. Pur essendo molto più snello di Thor, aveva dita lunghe e affusolate che nascondevano totalmente quelle di Sif. Dita fredde.

La donna appoggiò la mano libera sulla sua spalla e Loki la attirò a sé come fosse priva di peso.

Sif non aveva mai imparato a ballare; mentre le altre ragazze prendevano lezioni, lei preferiva esercitarsi con la spada, a insaputa dei suoi genitori.

La sua inesperienza perdeva completamente significato, tuttavia, tra le braccia del principe, che scivolava sul pavimento di marmo con la sinuosità di un cigno e la guidava in ogni gesto con una tale leggerezza che il suo tocco a tratti sembrava quasi impalpabile.

Avvertiva addosso l’attenzione di ogni singolo astante e udiva voci maliziose serpeggiare nella sala, ma più di ogni altra cosa era terribilmente conscia dello sguardo penetrante di Loki che non abbandonava mai il suo, dei loro corpi che si intrecciavano leggiadri a ritmo della musica, dei suoi seni che talvolta strusciavano contro il petto del principe.

Fu lui a spezzare per primo il silenzio. «A cosa pensi?»

Sif reagì con la consueta schietta spontaneità. «Mi chiedo perché» ammise, sfrontata. «Non avevo mai notato il tuo interesse per me».

«Ciò non significa che non ci sia» ragionò Loki, calmo.

Lei aggrottò la fronte. «Perché non parlarne prima, allora?»

«La risposta, mia cara, è quanto mai evidente». Un sorriso sottile, gravido di qualcosa che Sif non era in grado di afferrare, si aprì sulle labbra del principe, a sottolineare la punta d’ironia nella sua affermazione. «Thor desiderava corteggiarti. Ora, però, ha accettato di aver fallito e dunque ho deciso che era tempo di tentare».

Sif non sapeva bene come reagire a quella sorta di dichiarazione. Una dichiarazione di Loki non era esattamente qualcosa di comune e quotidiano.

Per qualche tempo nessuno dei due parlò; il principe si accontentava di guardarla, quieto, lei rifletteva sul da farsi. Per la verità avrebbe dovuto respingere anche lui, così come aveva fatto con tutti gli altri – specialmente lui, che non era onesto e rispettabile ma scaltro e ingannatore.

Eppure non l’aveva ancora fatto, perché, se era straordinariamente semplice indovinare i desideri dei cavalieri asgardiani, Loki al contrario non faceva che coglierla alla sprovvista. E forse era questo che voleva: l’imprevedibilità.

Era così assorta che non si rese conto che avevano cessato di danzare finché le mani del principe non scivolarono via da lei. Allora sbatté le palpebre, come per scacciare il velo dei pensieri dagli occhi, e nel giro di quel battito di ciglia Loki si chinò sul suo orecchio e mormorò: «Qualunque sia la tua risposta, lady Sif, sarò ad attenderti nelle mie stanze».

Prima che avesse anche solo il tempo di capire cosa stesse succedendo, il principe si voltò con un maestoso sventagliare delle lunghe vesti e lasciò la sala seguito dagli sguardi attoniti dei presenti, Sif compresa.

Mentre la porta ancora si chiudeva dietro di lui, Thor si alzò dalla tavola e la raggiunse a grandi passi, le braccia conserte sul petto possente, l’espressione sinceramente preoccupata. «Mio fratello sta bene?»

La donna si passò una mano tra i capelli biondi e annuì, la fronte aggrottata, le labbra schiuse, ancora sul punto di dare una risposta a Loki. «Sì. Mi ha… fatto una proposta».

Thor assentì con il fare di chi sia già a conoscenza di ogni cosa – non che lei ne dubitasse: non si somigliavano affatto, ma i due principi erano molto più uniti di quanto non si sarebbe sospettato. «Mi aveva confidato la sua intenzione. E tu…?»

Sembrava che Thor fosse squarciato tra la speranza che l’amato fratello trovasse una compagna e quella che lei lo respingesse.

«Io non credo di sentirmi bene» mentì, con il cuore pesante ma la voce ferma.

L’ultima cosa che desiderava era ferire il suo migliore amico e sospettava che, qualsiasi fosse stata la sua replica, sarebbe stato inevitabile in ogni caso. «Mi ritiro per questa sera. Buonanotte».

Gli diede una pacca sulla spalla – una promessa di spiegazioni future – e Thor, dopo un istante di esitazione, ricambiò con quello che per lui doveva essere un buffetto, ma che la sua forza poderosa rendeva molto simile a un manrovescio. «Buonanotte, lady Sif» la salutò con la giovialità che lo caratterizzava.

Mentre si dirigeva verso l’ala del palazzo dove si trovavano le sue camere, Sif aveva l’orribile sensazione di stare fuggendo.

Quando la porta si chiuse dietro di lei, le sfuggì un sospiro e abbandonò pesantemente la schiena contro il battente.

Qualunque sia la tua risposta, lady Sif, sarò ad attenderti nelle mie stanze”, così aveva annunciato Loki, come se fosse già convinto di quale sarebbe stata la sua decisione. Aveva visto quella consapevolezza nei suoi occhi torbidi, nella piega delle sue labbra.

Poiché il principe aveva parlato in tali termini, non poteva esimersi dal presentarsi; il giorno successivo, la loro storia sarebbe stata sulla bocca di tutti,       qualunque fosse stato l’esito. Se non l’avesse raggiunto, anche solo per rifiutarlo, in molti l’avrebbero considerato un oltraggio alla famiglia di Odino.

Non era certa di quanto tempo avesse trascorso in quella posizione; alla fine però si raddrizzò, rassettò l’abito bianco che le fasciava il fisico snello, stretto in vita da una cintura di broccato rivestito d’oro, in tinta con la sua chioma color del sole, e si incamminò verso il luogo dell’appuntamento, la schiena dritta, lo sguardo fiero, pronta ad affrontare qualsiasi cosa i suoi sentimenti confusi le avrebbero messo dinanzi.

Quando si trovò davanti la porta che consentiva l’accesso alle stanze del principe secondogenito, la scoprì socchiusa e le fu sufficiente spingerla per ottenere uno spiraglio abbastanza ampio per lasciarla entrare.

Mentre muoveva qualche incerto passo avanti, si accorse di non aver mai messo piede in quella camera prima d’allora.

Era grande quanto quella di Thor, ma non risplendeva dell’oro dei trofei di battaglia: era sobria, quasi spoglia, per essere la stanza da letto di un principe. Il mobilio era di semplice legno di mogano, senza intarsi, ed era costituito di alcune scaffalature colme di libri che correvano lungo la parete di destra, una scrivania, un armadio e il letto. Quest’ultimo era l’elemento più sfarzoso: un baldacchino a due piazze dalle tende sottili, in fili di verde e argento, e lenzuola in tinta.

«Benvenuta».

Loki era seduto sul bordo del materasso e la scrutava con il capo inclinato di lato, come un falco che esamini la preda in attesa di colpire.

«Loki» ricambiò il saluto Sif, il battente scivolò sui cardini alle sue spalle senza un suono, ma si chiuse con un tonfo che la fece sobbalzare. «Sono venuta per darti la mia risposta alla tua…» Riferita al principe, a quel principe, la parola le si strozzava in gola, ma non ne esisteva una più adatta. «… proposta».

Un istante più tardi Loki era a un passo da lei, le loro bocche sospese a un soffio d’aria di distanza. «So qual è la tua risposta, lady Sif».

La donna tentò di ritrarsi, ma il principe l’aveva già afferrata per un braccio e, malgrado l’asciuttezza del suo fisico, la sua presa era ferrea, irremovibile. Le sue dita però erano gentili sulla pelle di Sif, che poté solo esalare, nel tono più scettico che fu in grado di mettere insieme: «E quale sarebbe, secondo i tuoi calcoli?»

Loki increspò le labbra in un sorriso compiaciuto e abbassò la testa fino a sfiorarle il profilo dell’orecchio con la bocca, quando doveva incurvarla per dare voce a una vocale particolarmente aperta. «In realtà, hai entrambe le risposte. No, per senso di- giustizia, forse? Nei confronti di mio fratello. E…» Fece scorrere una mano sulla sua schiena e Sif avvertì con estrema chiarezza il suo tocco di piuma attraverso la stoffa. «… sì, naturalmente».

Aveva ragione, era un osservatore troppo attento per poter essere imbrogliato, ma il fatto che avesse dato vita a quella realtà con la sua voce la infastidì al punto che appoggiò i palmi aperti sul suo petto per respingerlo. «E per quale motivo dovrei accettare te e non uno degli impavidi cavalieri di Asgard? Cos’hai tu di meglio?»

Quella domanda lo fece irrigidire, Sif percepì i suoi muscoli contrarsi sotto l’abito in pelle, ma la sua voce rimase sardonica e sottilmente divertita. «Forse è proprio perché non lo sai nemmeno tu che mi desideri?»

Solo per un istante, però, aveva lasciato un fianco scoperto.

Loki non sopportava le occhiate di sbieco che riceveva a causa dei suoi poteri, più forti di quelli di ogni altro mago asgardiano e di conseguenza oggetto di timore e sospetto, e non tollerava che lo si paragonasse a un cavaliere che agiva affidandosi alla mera forza bruta.

Non ne faceva mai parola, ma era evidente che spesso disapprovava la condotta dissennata di Thor e dei suoi compagni ed era sempre lui a trovare una via d’uscita dai pericoli in cui il fratello si gettava senza un istante di riflessione. Forse, in fondo al suo animo all’apparenza rivestito da un’inattaccabile corazza di ghiaccio, al principe più giovane bruciava doversi impegnare ogni volta perché qualcuno gli aprisse la porta della fiducia anche solo di un minuscolo spiraglio, quando per Thor non si chiudeva mai.

Sif fece scorrere le mani lungo il torace muscoloso di Loki e fissò le proprie dita che affondavano nelle pieghe della veste scura.

Avrebbe potuto approfittare di quel piccolo varco nella difesa altrimenti inoppugnabile del principe, così come lui aveva fatto con le sue brecce fino a quel momento, ma lei non era come lui e non lo sarebbe mai stata.

Erano una coppia paradossale, pensò, mentre Loki faceva aderire i palmi ai lati del suo collo pallido, si piegava su di lei e la baciava.

Fu un bacio lento, sensuale; in esso, Sif riconobbe il modo in cui combatteva: con grande calma, come fosse del tutto convinto di avere già vinto. Ogni movimento era ponderato, ogni sfioramento nient’affatto casuale, quasi che ogni cosa facesse parte di uno schema più ampio che lui era l’unico a poter vedere.

Poiché lei non si ribellava, il principe la prese per i fianchi e la portò con sé presso il baldacchino con la semplicità con cui avrebbe sollevato un fiore.

In realtà Thor stesso aveva ammesso che suo fratello l’aveva sconfitto più di una volta nello scontro corpo a corpo, ma Sif non aveva mai avuto l’opportunità di saggiare la sua forza fisica, di cui non faceva uso nelle battaglie vere e proprie.

Quando le labbra di Loki abbandonarono le sue per scendere lungo il suo collo, oltre il colletto del suo abito, che andava abbassando con le dita, per soffermarsi languidamente nell’incavo tra i suoi seni, la donna chiuse gli occhi e affondò le unghie nella chioma corvina che le solleticava il mento e la gola.

Il principe le slacciò la cintura che le cingeva la vita e la scagliò sul pavimento in uno sferragliare di metallo prezioso, poi insinuò le mani sotto il bordo della sua gonna e lo strattonò verso l’alto, mettendo a nudo le sue gambe lunghe e sode e accarezzandole allo stesso tempo con le dita affusolate.

Sif gemette quando Loki sfiorò un punto del suo interno coscia molto vicino al suo sesso e rovesciò il capo all’indietro contro il cuscino soffice.

Il principe sorrise contro il suo seno sinistro. «Posso, lady Sif?»

La donna ribatté con un verso inarticolato molto simile a un ringhio furioso, tipico del suo temperamento acceso, al quale il principe rispose con una di quelle sue risate cristalline, troppo sottili per essere afferrate ma abbastanza belle da suscitare il desiderio di conservarle.

Vicine, eppure irraggiungibili.

Ingannatrici.

Il suono riverberò contro la pelle di Sif, che si inarcò contro di lui e conficcò le dita nella sua nuca per essere sicura che indovinasse il concetto.

L’ultimo rumore, prima che tutto si spegnesse negli ansiti, fu quello del suo vestito che si strappava.

Sif era in piedi davanti allo specchio di una camera non sua, nuda.

Scrutava il proprio riflesso a occhi spalancati, pietrificata dall’orrore. Quando il turbamento si diradò, allungò con cautela una mano a toccarsi il capo. Tracciò ogni curva, ogni anfratto, ogni angolo del suo cranio, ora spoglio dei lunghi capelli biondi.

Era uno scempio, la morte di Sif la Bella, amata e conosciuta ad Asgard per il suo valore in battaglia, ma anche per la sua chioma, splendida come non ce n’erano altre nei nove reami.

Lentamente, la donna diede la schiena allo specchio per affrontare l’uomo che sedeva sul letto. Aveva le spalle contratte, le mani lungo i fianchi strette a pugno per la rabbia, gli occhi incupiti dal furore. «Perché l’hai fatto?»

Loki mostrò i palmi come per schermirsi e sorrise, beffardo. «Oh, volevo solo divertirmi un poco».

Sif non riusciva ancora a credere di essere stata raggirata in quel modo, sedotta, usata e infine persino privata di quello che era un frammento fondamentale della sua esistenza – e per cosa, poi?

Nel momento in cui si rese conto di conoscere la risposta, fissò il principe, al principio incapace di pronunciare una sola parola. Quando ritrovò la voce, somigliava più al sibilare di una bestia arrabbiata che alla parlata pacata di una dama educata. Una parte della sua mente pensò, in maniera del tutto illogica, che suo padre avrebbe disapprovato la sua condotta. «L’hai fatto per Thor, non è così? Lui ama i miei capelli, e lo sai. Volevi fargli uno scherzo?»

Non aveva bisogno di sentirglielo dire per sapere di aver avuto l’intuizione giusta.

Senza aspettare risposta, Sif raddrizzò le spalle, non lo degnò più di un’occhiata e si chinò a raccogliere i propri indumenti, disseminati sul pavimento intorno al letto.

«Suvvia,» la apostrofò il principe in tono affettato, trascorso un interminabile istante di silenzio, fatta eccezione per il fruscio della stoffa degli abiti che la donna raccoglieva da terra «non fingere che non abbia fatto esattamente ciò che desideravi, lady Sif. E non fingere di essere innamorata di me».

«Mi hai sfruttata» lo accusò lei, sollevando il mento verso di lui con aria di sfida. «Mi hai trattata come un giocattolo da usare a tuo piacimento e poi gettare via, una volta divenuto obsoleto. Non era questo che volevo».

Loki alzò le mani, come a voler arginare quel torrente di rancore. «Quali parole pesanti, lady Sif» commentò con dolcezza. Sembrava che stesse bevendo la sua ira, quasi si fosse trattato di nettare aureo. «Io mi sono limitato a trarre il massimo vantaggio possibile dalle circostanze in cui mi sono trovato. Nient’altro. Non puoi accusarmi di qualcosa che hai fatto anche tu. Non hai forse ceduto alle mie lusinghe e tratto piacere da me, questa notte?»

Mentre Sif lasciava la stanza con il passo frettoloso di chi sia a metà tra la camminata e la corsa a perdifiato – l’incedere di chi non voglia ammettere di essere in fuga, un coniglio braccato dal cacciatore – la voce del principe echeggiò nel suo orecchio come se lui si trovasse proprio accanto a lei. Opera della magia, senza dubbio.

«E, se vorrai tornare da me, sappi che ti aspetterò, lady Sif».




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